… l’Italia sta a guardare

L’European Interactive Advertising Association (EIAA) ha pubblicato i dati di un’interessante indagine dell’utilizzo dell’e-commerce da parte della popolazione europea.
In sintesi dicono:

  • Il 78% degli europei acquistano on-line
  • La fiducia nell’acquistare telefonia mobile via web  è aumentata sensibilmente
  • Il prodotto che maggiormente viene acquistato on-line è il biglietto per il viaggio
  • La media della spesa a semestre è di 750€ 
  • Gli acquirenti on-line visitano maggiormente siti di aste, comparatori e servizi finanziari rispetto ai navigatori che non acquistano
  • Gli acquirenti online passano più tempo in Rete e pertanto si dedicano in misura minore alle attività offline

Questi i dati generali. Il nostro paese dimostra avere un’altra marcia rispetto agli stati fratelli:

  • Ultimo per quanto riguarda la percentuale degli acquirenti online, registra infatti solo un 54%
  • Penultimo (solo la Spagna fa peggio) per quello che riguarda la spesa media semestrale(€ 454)
  • Decisamente indietro nell’utilizzo di strumenti si supporto all’acquisto (comparatori & co)


L’errore dell’e-commerce, il programma

9.00 Registrazione

  • 9.30 Benvenuto e apertura del convegno
    Presentazione di AICEL

    Andrea Spedale, presidente AICEL

 

  • 10.00 Il commercio elettronico italiano
    Luca de Nardo, I-dome

10.45 Coffee break

  • 11.00 E-commerce, costruire la fiducia
    Barbara Sgarzi, giornalista e blogger

 

  • 12.00 Shopping Comparison e non solo: come sfruttare al meglio i comparatori di prezzo e le loro potenzialità.
    Andrea Boscaro, head of Pangora Italia

13.00 Chiusura dei lavori del mattino

15.00 Apertura lavori pomeridiani

  • 15.10 Strategie per l’e-commerce: realizzare il piano  di marketing on-line
    Barbara Bonaventura, AICEL

16.20 Coffee break

  • 16.40 I motori di ricerca per vendere
    Stefania Pizzocaro, AICEL

18.00 Chiusura del convegno

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Convegno L’ERRORE DELL’E-COMMERCE

AICEL il 27 gennaio a Desenzano del Garda organizza il primo convegno nazionale del commercio elettronico italiano.

 

PERCHE’ ESSERCI?

  • Perche’ tante realta’ iniziano ad avviare attivita’ di e-commerce, ma dopo varie sconfitte abbandonano?
  • Quali sono le voci piu’ pesanti nel determinare i fiaschi?
  • I pochi negozi on-line che funzionano sono un puro caso?

L’obiettivo di tale evento e’ di evidenziare come molte pratiche comuni ai negozi on-line siano in realta’ poco costruttive, se non addirittura dannose.

In particolare, si andra’ ad analizzare la necessita’ di investire in modo ponderato e attento il budget dedicato al marketing, alla comunicazione e alla promozione delle attivita’ di e-commerce.

 

A CHI E’ RIVOLTO?

- merchant attivi
- aziende che vogliono avviare la vendita on-line
- imprenditori e manager
- direttori commerciali
- giornalisti e direttori di testate

PER PARTECIPARE:

L’accesso al Convegno e’ regolato da invito.
 
Per partecipare e’ pertanto necessario venire accreditati dalla segreteria organizzativa.
Si deve quindi compilare il form che si trova all’indirizzo:
http://www.aicel.info/index.php?id=48 

Per i membri di AICEL l’accesso al convegno e’ gratuito.

Il numero di posti disponibile e’ limitato, pertanto consigliamo di accreditarsi tempestivamente. 

PER INFORMAZIONI:

Segreteria organizzativa:

accrediti@aicel.info
tel. 049.9360466
fax. 049.9364469

 

 


Più aziende acquistano on-line

Il 18 dicembre scorso, l’ISTAT ha diffuso i risultati della ricerche relativa all’ICT italiano.

In tale contesto si sono rilevati anche gli utilizzi degli strumenti di vendita e acquisto on-line.

In generale, le aziende che acquistano attraverso l’e-commerce sono in aumento passando dal 19,6% del 2004 al 27,9% del 2005.

Interessante notare come la dimensione dell’azienda influisca sulla scelta dell’acquisto elettronico: un’impresa su quattro tra quelle con meno di 50 addetti e quasi una su due di quelle con almeno 250 addetti compra on-line prodotti o servizi.

Altro dato rilevante che emerge è come se molte sono le imprese che acquistano, ancora poche sono quelle che vendono attraverso Internet.

Dall’analisi delle tabelle emergono diversi spunti, tra questi:

-  la netta divisione tra l’industria che punta in modo piuttosto uniforme su mercati business e i servizi che si dividono maggiormente tra contesti consumer e aziendali.

- l’orientamento scarso alla vendita oltre i confini nazionali: sono in netta minoranza i settori che espandono anche all’estero le attività di vendita.

 

 


Italiani in Rete

Riporto velocemente i risultati della ricerca effettata da EIAA in relazione all’utilizzo che fanno di internet gli italiani.

Punti salienti

  • Gli Italiani sono online 4,77 giorni a settimana
  • Insieme a Spagna e Danimarca siamo il paese che trascorre più tempo sul web
  • In Italia la penetrazione della banda larga è cresciuta dell’8%
  • Vince il social-networking soprattutto tra i giovani (16-24 anni)

In particolare è interessante far notare come nell’ultimo anno le ore passate online siano aumentate del 44%: siamo passati da 8,4 a 12,1.

Sempre dallo studio:

Lo studio rivela il costante cambiamento nel modo in cui gli Europei interagiscono con Internet, via via che il mezzo di comunicazione evolve e matura. A guidare la crescita del web, ormai parte integrante dello stile di vita contemporaneo, saranno il social networking e  i mezzi che permettono di stabilire collegamenti personali, come le telefonate su Internet, l’instant messaging e i forum online. La ricerca dimostra inoltre che l’aumentata penetrazione della banda larga ha avuto un impatto positivo sul numero di ore trascorse online e ha contribuito ad aumentare l’utilizzo di siti per il confronto dei prezzi, di notizie e di informazioni locali, di blog, radio e portali per scaricare musica.

Quindi sembra che Internet stia diventando concretamente uno strumento per comunicare tra persone.
Infatti, la concezione più originale della Rete la vedeva come mezzo per mettere in relazione individui. Lato pratico questo aspetto è rimasto molto in sordina e solo da relativamente poco stà riemergendo con forza.


Italia cresce, ma con calma

Il Politecnico di Milano ha diffuso ieri i dati relativi ai rilevamenti dell’andamento delle vendite nell’e-commerce tra novembre e dicembre di quest’anno.

La ricerca si basa fondamentalmente sulle aziende che aderiscono a Netcomm - consorzio che raggruppa diverse realtà di primaria rilevanza- che riportano un’incremento del 44% rispetto allo stesso periodo del 2005.

La questione è che rispetto agli altri paesi europei dove il 6% delle vendite al dettaglio si svolge on-line, in Italia registriamo ben altri numeri: un misero 1,3%.

Ovviamente questo può essere letto da due differenti punti di vista:

  • ottimistico: grosse opportunità di crescita;
  • pessimistico: immaturità del contesto italiano.

 

Voi per che lettura sareste?


Cambio di Legge, avete aggiornato?

Abbiamo già segnalato il cambio della normativa vigente.

Sarebbe interessante vedere quanti hanno aggiornato i riferimenti nei propri siti aziendali.

Nel nuovo Codice del Consumo, tra le altre cose, vengono riportati i diritti dei consumatori così espressi:

 

Ai consumatori ed agli utenti sono riconosciuti come fondamentali i diritti:
a) alla tutela della salute;
b) alla sicurezza e alla qualità dei prodotti e dei servizi;
c) ad una adeguata informazione e ad una corretta pubblicità;
d) all’educazione al consumo;
e) alla correttezza, alla trasparenza ed all’equità nei rapporti contrattuali;
f) alla promozione e allo sviluppo dell’associazionismo libero, volontario e democratico tra i consumatori e gli
utenti;
g) all’erogazione di servizi pubblici secondo standard di qualità e di efficienza.

Forse ho letto troppo velocemente, ma i diritti dei venditori proprio non li ho trovati…


Il natale dell’e-commerce UK

In questo periodo la pubblicazione di ricerche sul settore è praticamente giornaliero.

Dopo i dati del venerdì di inizio vendite negli USA, ora tocca al Regno Unito.

La ricerca NetRatings offre diversi spunti di riflessione.

 

Prima di tutto vorrei sottolineare come gli argomenti portati a favore della scelta dell’e-commerce sono piuttosto sovrapponibili ai nostri 7motivi segno che le motivazioni pro gli acquisti on-line sono concreti e riconosciute dall’utenza.

 

Secondo elemento da riportare è quello relativo alla diffusione del commercio elettronico: il 70% degli abitanti UK quest’anno acquisteranno on-line dei regali.

 

Questo valore è in parte dato da una grossa preferenza femminile per l’acquisto telematico: le donne sono - rispetto agli uominil - il 55% più intenzionate a svolgere on line la maggior parte dei loro acquisti.

 

Infine, va rilevato come la fiducia verso un marchio noto abbia il suo peso anche on-line:  il 43% dei britannici preferirà acquistare presso negozi conociuti.

 

Questi dati potrebbero far emergere delle opportunità di business non ancora sviluppate. Infatti, non mi sovvengono negozi spiccatamente orientati al femminile.

Luoghi dove le donne - anche se debbono acquistare prodotti più neutri - abbiano un’accoglienza particolare.

 


Natale Usa, pronti… via

In America del Nord ha preso il via la stagione degli acquisti natalizi.

Questi i dati pubblicati da Nielsen//NetRatingsRiassumendo velocemente:

  • crescita del 12% rispetto all’anno scorso.
  • elettronica protagonista:  + 211% nell’ultima settimana
  • incremento notevole delle visite nei principali siti di e-commerce

Per alcuni commentatori sono dati deludenti inquanto si attendevano un incremento maggiore rispetto a quello rilevato.
Per altri è segno di un mercato in costante crescita che ormai è diventata una relatà consolidata e non una semplice moda.


Contenuti e libertà su Internet

“Libera parola e libera stampa sono sinonimi perché anche tutto ciò che viene espresso online deve rispettare le Leggi”, dichiara Toulmin  in un articolo su Punto Informatico.

Non si può non essere d’accordo con una affermazione del genere.

La correttezza e vedicità dei contenuti riportati sulle pubblicazioni in Rete (blog, forum, siti, etc.) diventerà sempre più un elemento rilevante.

Infatti, se tutti hanno la possibilità di dire la loro via web è indispensabile che ci sia una certa etica condivisa e rispettata.

In UK propongono un codice di autoregolamentazione stile quello adottato dai giornalisti tradizionali… ma in Rete è applicabile tutto ciò?

Intanto, questa situazione fa emergere nuove opportunità di business, come la società americana che al prezzo di 10$ al mese monitora Internet per verificare lo stato della propria reputazione.