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	<title>Notizie dall&#039;E-Commerce</title>
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	<description>Notizie dall&#039;E-Commerce: la rubrica curata dall&#039;associazione AICEL, dedicata all&#039;informazione e alle notizie sul mondo del commercio elettronico.</description>
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		<title>Emilia-Romagna: arriva la DIA, ecommerce subito!</title>
		<link>http://www.aicel.info/notizie/emilia-romagna-arriva-la-dia-ecommerce-subito-573.html</link>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 18:30:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[e-Law]]></category>
		<category><![CDATA[commercio elettronico]]></category>
		<category><![CDATA[dia]]></category>
		<category><![CDATA[diap]]></category>
		<category><![CDATA[emilia romagna]]></category>
		<category><![CDATA[inizio attività]]></category>
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Dallo scorso 27/02/2010 anche in Emilia-Romagna non sarà più necessario presentare il modello COM6BIS per iniziare l&#8217;attivavita di commercio elettronico. Basterà la Denuncia Inizio Attività (DIA) che avrà effetti immediati.
Secondo quanto previsto dall&#8217;art.41 della legge regionale dell&#8217;Emilia Romagna n.4/2010, non sarà più necessario quindi attendere i 30 giorni di silenzio assenso dopo la comunicazione di inizio attività [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<div id="attachment_574" class="wp-caption alignleft" style="width: 141px"><img class="size-thumbnail wp-image-574" title="regione_emilia_romagna" src="http://www.aicel.info/notizie/wp-content/uploads/2010/03/regione_emilia_romagna-131x150.jpg" alt="Emilia Romagna" width="131" height="150" /><p class="wp-caption-text">Emilia Romagna</p></div>
<p>Dallo scorso <strong>27/02/2010<span style="font-weight: normal;"> anche in Emilia-Romagna non sarà più necessario presentare il modello COM6BIS per iniziare l&#8217;attivavita di commercio elettronico. Basterà la </span>D<span style="font-weight: normal;">enuncia </span>I<span style="font-weight: normal;">nizio </span>A<span style="font-weight: normal;">ttività (DIA) che avrà effetti immediati.</span></strong></p>
<p>Secondo quanto previsto dall&#8217;<strong>art.41</strong> della legge regionale dell&#8217;Emilia Romagna n.4/2010, <strong>non sarà più necessario quindi attendere i 30 giorni di silenzio assenso dopo la comunicazione di inizio attività al comune per poter avviare l&#8217;attività<span style="font-weight: normal;"> di commercio al dettaglio in esercizi di vicinato e per le forme speciali di vendita</span></strong> e quindi anche le attività di vendita per corrispondenza o altri sistemi di comunicazione e <strong>di commercio elettronico.</strong></p>
<p>L&#8217;Emilia segue la Lombardia che già nel 2008 aveva attivato in via sperimentale la semplificazione dei procedimenti ed eliminazione delle certificazioni per l’avvio delle attività economiche introducendo la <a href="http://www.aicel.it/forum/showthread.php?t=25748" target="_blank">DIAP</a>.</p>
<p>Link: <a href="http://demetra.regione.emilia-romagna.it/al/monitor.php?urn=er:assemblealegislativa:legge:2010;4" target="_blank">Legge Regionale Emilia Romagna n.4/2010</a></p>
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		<title>eCommerce: lo stress si vince con il Performance Management</title>
		<link>http://www.aicel.info/notizie/ecommerce-lo-stress-si-vince-con-il-performance-management-570.html</link>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 15:33:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[e-Commerce]]></category>
		<category><![CDATA[application performance management]]></category>
		<category><![CDATA[computer associates]]></category>
		<category><![CDATA[consulenza]]></category>
		<category><![CDATA[customer experience]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[stress]]></category>

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Mai sottovalutare lo stress da eCommerce.
Lo sostiene una ricerca promossa da CA e realizzata da Fuoviance, società di consulenza specializzata nella customer experience.
Una esperienza di eCommerce deludente, in sintesi estrema, rende difficile sia la fidelizzazione dei clienti già acquisiti, sia la ricerca di nuovi.
Allo studio, basato su rilevazioni neurologiche e fisiologiche hanno preso parte soggetti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 113px"><img title="CA" src="http://www.01net.it/01NET/Photo_Library/283/CA_logoNEW_103x131.gif" alt="Computer Associates" width="103" height="131" /><p class="wp-caption-text">Computer Associates</p></div>
<p>Mai sottovalutare lo stress da eCommerce.<br />
Lo sostiene una ricerca promossa da CA e realizzata da Fuoviance, società di consulenza specializzata nella customer experience.</p>
<p>Una esperienza di eCommerce deludente, in sintesi estrema, rende difficile sia la fidelizzazione dei clienti già acquisiti, sia la ricerca di nuovi.</p>
<p>Allo studio, basato su rilevazioni neurologiche e fisiologiche hanno preso parte soggetti volontari di diversa nazionalità (Italia inclusa), ai quali è stata applicata fra l&#8217;altro una calotta da EEG (elettroencefalogramma) per monitorare l&#8217;attività delle onde cerebrali. Obiettivo era analizzare lo stress da Web correlato alle performance delle applicazioni online e misurarne gli effetti diretti sui comportamenti e sulle abitudini d&#8217;acquisto.</p>
<p>Dalle misurazioni è dunque emerso che in presenza di siti Web poco performanti, i partecipanti hanno dovuto concentrarsi fino al 50% e hanno mostrato evidenti segni di agitazione e nervosismo.<br />
Ai volontari è stato richiesto di cercare un pc portatile e un&#8217;assicurazione per i viaggi da acquistare via Web e proprio ricerca e pagamento sono stati i momenti nei quali gli esaminati hanno dato segni di maggiore stress.</p>
<p>Naturalmente non si è trattato di un esperimento fine a se stesso. Dai risultati emergono infatti chiare alcune importanti indicazioni per chi utilizza il canale Web come strumento di business.<br />
L&#8217;esperienza online è fondamentale per fidelizzare i propri clienti e per ampliare il proprio portafoglio. Per questo, oltre alla modalità con la quale il sito è stato progettato e la qualità della connessione, chi gestisce siti di commercio elettronico dovrebbe misurare anche le performance delle relative applicazioni Web, ricorrendo a strumenti di Application Performance Management.</p>
<p>Non bisogna infatti dimenticare nemmeno i risultati di un precedente studio, secondo il quale di fronte ai malfunzionamenti di un sito Web, nel 40% dei casi gli utenti vanno a cercare un sito alternativo e nel 37% dei casi interrompono l&#8217;intera transazione. Solo in percentuale minima (18%) gli utenti si preoccupano di segnalare eventuali problemi.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.01net.it/articoli/0,1254,0_ART_106407,00.html?aicel" target="_blank">01Net</a></p>
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		<title>FIAT: le auto usate si compreranno on-line</title>
		<link>http://www.aicel.info/notizie/fiat-le-auto-usate-si-compreranno-on-line-564.html</link>
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		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 14:31:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[e-Commerce]]></category>
		<category><![CDATA[Automobili]]></category>
		<category><![CDATA[fiat]]></category>

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Vendere l’auto usata online:  sembra essere questo il nuovo progetto Fiat, decisa ad allinearsi alle nuove strategie di mercato in un mondo che vive sempre più sul web.
L&#8217;iniziativa rappresenterebbe in questo momento di crisi un aiuto per tutti i concessionari che l’anno scorso hanno dovuto licenziare migliaia di persone.
Considerando questo, l’iniziativa potrà comunque concretizzarsi solo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<div id="attachment_566" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-566 " title="Fiat Automobili" src="http://www.aicel.info/notizie/wp-content/uploads/2010/02/fiat-logo41-150x150.jpg" alt="Fiat" width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">FIAT</p></div>
<p>Vendere l’auto usata online:  sembra essere questo il nuovo progetto <a id="ed_Id_2">Fiat</a>, decisa ad allinearsi alle nuove strategie di mercato in un mondo che vive sempre più sul web.<br />
L&#8217;iniziativa rappresenterebbe in questo momento di crisi un aiuto per tutti i concessionari che l’anno scorso hanno dovuto licenziare migliaia di persone.</p>
<p>Considerando questo, l’iniziativa potrà comunque concretizzarsi solo nei prossimi mesi.<br />
“Il web è diventato un canale molto diffuso e quindi <a id="ed_Id_3" title="FIAT AUTO" href="http://www.fiat.it " target="_blank">Fiat</a> sta portando avanti anche questo progetto, che non è comunque ancora attivo”.<br />
Lo affermano ad alcune agenzie di stampa, fonti del settore automotive: “Non usare questa possibilità sarebbe una limitazione del raggio d&#8217;azione del gruppo”.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.businessonline.it/news/9957/Fiat-e-e-commerce-vendita-online-su-Internet-di-auto-usate-direttamente.html" target="_blank">Business Online</a></p>
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		<item>
		<title>[Milano] La CCIAA riapre il Bando di Finanziamento</title>
		<link>http://www.aicel.info/notizie/milano-la-cciaa-riapre-il-bando-di-finanziamento-551.html</link>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 12:13:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Finanziamenti]]></category>
		<category><![CDATA[accesso al credito]]></category>
		<category><![CDATA[camera di commercio di milano]]></category>
		<category><![CDATA[cciaa di milano]]></category>
		<category><![CDATA[contributi]]></category>
		<category><![CDATA[finanziamento]]></category>

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		<description><![CDATA[
			
				
			
		
La CCIAA di Milano, con provvedimento n. 89 del 1° febbraio 2010, ha riaperto i termini di adesione al bando di finanziamento destinato ad agevolare l&#8217;accesso al credito delle imprese che intendono realizzare programmi di investimenti.
Fra le voci di spesa agevolabili anche:
-  acquisto di sistemi informatici di gestione (hardware e software), e per le applicazioni internet;
- spese per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<div id="attachment_557" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.aicel.info/notizie/wp-content/uploads/2010/02/logo_cciaa1.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-557" title="Camera Commercio Milano" src="http://www.aicel.info/notizie/wp-content/uploads/2010/02/logo_cciaa1-150x50.jpg" alt="CCIAA MILANO" width="150" height="50" /></a><p class="wp-caption-text">CamCom Milano</p></div>
<p>La CCIAA di Milano, <strong><span style="text-decoration: underline;">con provvedimento n. 89 del 1° febbraio 2010</span></strong>, ha riaperto i termini di adesione al bando di finanziamento destinato ad agevolare l&#8217;accesso al credito delle imprese che intendono realizzare programmi di investimenti.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Fra le voci di spesa agevolabili anche:</span></strong></p>
<p>- <strong> acquisto di sistemi informatici di gestione (hardware e software), e per le applicazioni internet;<br />
- spese per la realizzazione di siti e sistemi web propri dell’azienda, all’erogazione di propri servizi web su Internet, all’attivazione di procedure di commercio elettronico;</strong></p>
<p>Il bando prevede l&#8217;assegnazione di un contributo in abbattimento tassi sull’importo dell’investimento ritenuto agevolabile.<br />
Quest’ultimo, calcolato sulla base delle spese sostenute documentate e ritenute ammissibili, non può essere inferiore a € 10.000 e superiore a € 300.000 (raggiungibile anche con più operazioni di finanziamento/leasing) e comunque non potrà eccedere l’ammontare del finanziamento ottenuto presso l’Istituto di credito o risultante dal contratto di leasing.</p>
<p>L’abbattimento del costo di ciascun finanziamento o del leasing stipulato al fine di realizzare gli investimenti viene applicato secondo le seguenti modalità<br />
- <span style="text-decoration: underline;">per la parte di spesa fino a 100.000 euro</span>: abbattimento di 2,00 punti;<br />
- <span style="text-decoration: underline;">per la parte di spesa compresa tra 100.000,01 e 200.000 euro</span>:abbattimento di 1,50 punti;<br />
- <span style="text-decoration: underline;">per la parte di spesa compresa tra </span><span style="text-decoration: underline;">200.000,01 e 300.000 euro</span>:abbattimento di 1,00 punto.</p>
<p><strong><span style="font-weight: normal;">Beneficiarie dell&#8217;iniziativa sono le micro, piccole e medie imprese con sede legale iscritta al Registro Imprese di Milano o unità operativa iscritta al REA della Camera di Commercio di Milano, in regola con la denuncia di inizio attività e con il pagamento del diritto camerale annuale.</span><br />
</strong></p>
<p><strong><span style="font-weight: normal;">Le domande di contributo indirizzate alla Camera di Commercio di Milano devono essere presentate al Consorzio/Cooperativa garante che provvederà ad inoltrarle al Servizio Promozione dell&#8217;Innovazione e del Credito della CCIAA.</span></strong></p>
<p>Le domande per la richiesta del finanziamento o del leasing vanno presentate, tramite l’apposita modulistica, <span style="text-decoration: underline;"><strong>entro il 31 marzo 2010 </strong></span>al Consorzio/Cooperativa garante</p>
<p><strong>Link utili:</strong></p>
<p><a href="http://www.aicel.info/notizie/wp-content/uploads/2010/02/nuove_scadenze_abbattassi2009.doc">Nuovi Termini Adesione</a></p>
<p><a href="http://www.aicel.info/notizie/wp-content/uploads/2010/02/nuove_scadenze_abbattassi2009.doc"></a><a href="http://www.aicel.info/notizie/wp-content/uploads/2010/02/camcom-mi-Regolamento_CREDITO_2009.pdf">Bando Finanziamento</a></p>
<p><a href="http://www.aicel.info/notizie/wp-content/uploads/2010/02/dom_intervento1_2009_web.doc">Domanda Richiesta Finanziamento</a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Suggerimenti SEO per una pagina prodotto</title>
		<link>http://www.aicel.info/notizie/suggerimenti-seo-per-una-pagina-prodotto-544.html</link>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 10:11:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Imperi</dc:creator>
				<category><![CDATA[e-Commerce]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[motori di ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[seo]]></category>

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		<description><![CDATA[
			
				
			
		
Quanti siti di commercio elettronico dedicano tempo e risorse a migliorare dal punto di vista SEO una scheda prodotto? Quanti e-commerce, dai più famosi agli ultimi arrivati, offrono all&#8217;utente e ai motori di ricerca una pagina ben ottimizzata, rispettando semantica e correttezza del codice?
La search engine otpimization è spesso sottovalutata, trascurata, ignorata. Vediamo su quali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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				<img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fwww.aicel.info%2Fnotizie%2Fsuggerimenti-seo-per-una-pagina-prodotto-544.html&amp;source=aicel_it&amp;style=normal&amp;service=ow.ly" height="61" width="50" /><br />
			</a>
		</div>
<div id="attachment_561" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.aicel.info/notizie/wp-content/uploads/2010/02/SEO_Services1.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-561" title="SEO" src="http://www.aicel.info/notizie/wp-content/uploads/2010/02/SEO_Services1-150x146.jpg" alt="" width="150" height="146" /></a><p class="wp-caption-text">SEO</p></div>
<p>Quanti siti di commercio elettronico dedicano tempo e risorse a migliorare dal punto di vista SEO una scheda prodotto? Quanti e-commerce, dai più famosi agli ultimi arrivati, offrono all&#8217;utente e ai motori di ricerca una pagina ben ottimizzata, rispettando semantica e correttezza del codice?</p>
<p>La <em>search engine otpimization</em> è spesso sottovalutata, trascurata, ignorata. Vediamo su quali elementi operare per ottenere una pagina leggera e facilmente leggibile, sia da utenti che da motori di ricerca.</p>
<h2>Title</h2>
<p>Il title, è risaputo, gioca un ruolo fondamentale nell&#8217;ottimizzazione di una pagina web. Nel titolo devono essere riportate tutte le informazioni necessarie a far capire all&#8217;utente di cosa tratta quella pagina.</p>
<p>Dunque, per una scheda prodotto, l&#8217;utente dovrà immediatamente capire il tipo di prodotto in vendita e la categoria cui appartiene. La quantità di informazioni varia ovviamente da prodotto a prodotto. Per un libro sono d&#8217;obbligo il titolo e il nome dell&#8217;autore. Il nome della casa editrice è un&#8217;informazione aggiuntiva che non sta male. Per un cellulare marca e modello. Per un capo di vestiario il nome del prodotto, la marca, specificando se il capo è per uomo, donna, bambino o unisex.</p>
<p>Il title, bisogna ricordare, non è solo SEO, ma anche <em>web marketing</em>.</p>
<h2>Url</h2>
<p>L&#8217;ottimizzazione delle url è un altro aspetto molto trascurato, non solo negli e-commerce, ma in parecchi siti sviluppati con CMS. E il fatto che sia il CMS stesso a creare url incomprensibili non è affatto una scusa plausibile.</p>
<p>Una url dovrebbe contenere le informazioni necessarie a far capire all&#8217;utente dove si trova e come poter raggiungere quell&#8217;informazione partendo dalla home page. Se date un&#8217;occhiata alle url generate dai siti di Media World e di Yoox, non vi basterà un corso di orientamento per districarvi in tutte quelle cartelle e sottocartelle.</p>
<ol>
<li>http://www.ibs.it/code/9788811685760/crichton-michael/isola-dei-pirati.html</li>
<li>http://www.bol.it/libri/L-isola-dei-pirati/Michael-Crichton/ea978881168576/</li>
<li>http://www.monclick.it/schede/fujitsu/V6535MXAJ5IT/esprimo-mobile-v6535.htm</li>
<li>http://compraonline.mediaworld.it/webapp/wcs/stores/servlet/ProductDisplay?catalogId=20000&amp;storeId=20000&amp;productId=2121912&amp;langId=-1&amp;category_rn=1504</li>
<li>http://www.yoox.com/item/YOOX/55DSL/dept/men/tskay/6383154F/rr/1/cod10/46138731ER/sts/sr_men80</li>
<li>http://www.eprice.it/Reflex-Digitali-CANON/s-1848621</li>
</ol>
<p>Tutte queste url sarebbero da riscrivere. La migliore, la più pulita e completa, è quella di Bol. Totalmente da bocciare quelle di Media World e Yoox.</p>
<h2>Ottimizzazione delle immagini</h2>
<p>Ottimizzare un&#8217;immagine nella scheda prodotto significa migliorare l&#8217;ottimizzazione dell&#8217;intera pagina. Non parlo in questo contesto del numero e della definizione delle immagini, ma di quei piccoli accorgimenti che rendono l&#8217;immagine di un prodotto più completa e che contribuiscono al miglioramento della scheda.</p>
<p>Per le immagini dei prodotti è buona norma usare l&#8217;attributo “alt”, ossia il testo alternativo che viene mostrato se l&#8217;immagine, per qualsiasi motivo, non dovesse caricarsi. Quel testo viene letto dai motori di ricerca e rappresenta parole chiave in più.</p>
<p>In alcuni e-commerce ho visto le foto dei prodotti inserite come sfondi&#8230; quindi addio alle parole chiave e all&#8217;ottimizzazione.</p>
<p>L&#8217;attributo deve essere una breve descrizione del prodotto. Sono sufficienti poche parole. Inserire anche un title, nell&#8217;immagine, aumenta l&#8217;accessibilità della pagina, poiché alcuni browser, come Opera e Firefox, non leggono l&#8217;attributo alt, ma solo il title. E non è scritto da nessuna parte che un utente debba fare i suoi acquisti online usando Internet Explorer.</p>
<h2>Descrizione del prodotto</h2>
<p>Parlo qui sia della <em>description</em>, che comparirà nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca e concorrerà a aumentare la possibilità di click da parte dell&#8217;utente, sia di una completa descrizione del prodotto nella pagina.</p>
<ul>
<li><em><strong>Description</strong></em>: è un fattore on page del web marketing. Una buona descrizione permette di “vendere” il proprio prodotto. E&#8217; un testo che deve incuriosire l&#8217;utente e invogliarlo a cliccare sul vostro risultato e non sugli altri.</li>
<li><strong>Descrizione del prodotto</strong>: deve essere completa e dare al potenziale cliente tutte le informazioni che occorrono per conoscere e apprezzare il prodotto da acquistare. La descrizione deve essere inserita a inizio pagina, sia perché viene letta subito dall&#8217;utente, sia perché i motori di ricerca potrebbero usare come <em>description </em>uno snippet della pagina (brano del testo di una pagina).</li>
</ul>
<h2>Commenti e recensioni</h2>
<p>In alcuni e-commerce le pagine dei prodotti sono completate dai commenti e dalle recensioni degli utenti. Ovviamente questo richiede un lavoro in più per l&#8217;amministratore del negozio elettronico, che dovrà approvare, e eventualmente moderare, i testi inviati.</p>
<p>I vantaggi dei contenuti generati dagli utenti (UGC o <em>user generated content</em>) sono però insostituibili, poiché la scheda prodotto:</p>
<ul>
<li>sarà continuamente aggiornata con contenuti a tema;</li>
<li>apparirà agli utenti <em>viva</em>, non come in un catalogo cartaceo;</li>
<li>creerà una connessione fra cliente e venditore;</li>
<li>permetterà una discussione sul prodotto fra utenti;</li>
<li>migliorerà la sua ottimizzazione.</li>
</ul>
<h2>Pulizia del codice</h2>
<p>Un altro aspetto da tenere in considerazione, non solo per una pagina prodotto ma anche per l&#8217;intero e-commerce, è il codice pulito, ossia il codice HTML privo di ridondanze, di ripetizioni. Queste si traducono in righe e righe di codice in eccesso che rallenta il caricamento della pagina e anche la sua lettura da parte dei motori di ricerca (che leggono appunto il codice).</p>
<p>Il CMS usato andrebbe quindi controllato e, se necessario, modificato per ottenere un codice quanto più leggero possibile.</p>
<h2>Esempi di e-commerce</h2>
<p><strong>IBS </strong>utilizza buoni title, ma troppo schematici e per nulla discorsivi. La struttura che seguono è questa: titolo libro, autore, categoria prodotto, nome sito, casa editrice, genere letterario.</p>
<p>&lt;title&gt;L&#8217; isola dei pirati &#8211; Crichton Michael &#8211; Libro &#8211; IBS &#8211; Garzanti Libri &#8211; Narratori moderni&lt;/title&gt;</p>
<p>A parte il fatto che dopo un apostrofo non va lo spazio, trovo questo titolo fin troppo schematico. Un title migliore potrebbe essere:</p>
<p>&lt;title&gt;L&#8217;isola dei pirati di Michael Crichton &#8211; Garzanti Libri su IBS&lt;/title&gt;</p>
<p>Le pagine hanno un codice sporco.</p>
<p><strong>Bol </strong>ha un title migliore, discorsivo e conciso: titolo del libro, nome autore, casa editrice, nome sito.</p>
<p>&lt;title&gt; L&#8217;isola dei pirati il libro di Michael Crichton edito da Garzanti Libri %u2013 BOL.IT&lt;/title&gt;</p>
<p>Possiamo fare una correzione a livello di grammatica, inserendo una virgola:</p>
<p>&lt;title&gt; L&#8217;isola dei pirati, il libro di Michael Crichton edito da Garzanti Libri %u2013 BOL.IT&lt;/title&gt;</p>
<p>Le pagine potrebbero avere un codice più pulito.</p>
<p>Fra IBS e Bol in serp, cercando con la chiave secca “L&#8217;isola dei pirati”, vince IBS. Ma IBS ha un pr da barretta pari a 5, mentre Bol pari a 3.</p>
<p><strong>Monclick </strong>non ha assolutamente buoni title e in alcuni casi l&#8217;utente non capisce che tipo di prodotto sia in vendita. La struttura del title è: nome prodotto, codice prodotto e nome sito. Il codice prodotto, nel title, è un&#8217;informazione assolutamente inutile, tanto per l&#8217;utente quanto per i motori di ricerca. Il nome del prodotto viene reso con il nome della marca dell&#8217;oggetto, che potrebbe non comunicare nulla a un cliente. Manhattan IDATAGT-4030 è una tavoletta grafica, tanto per fare un esempio.</p>
<p>&lt;title&gt;Manhattan IDATAGT-4030 &#8211; 177177 &#8211; Monclick&lt;/title&gt;</p>
<p>Un title corretto e più chiaro avrebbe potuto essere:</p>
<p>&lt;title&gt;Manhattan IDATAGT-4030 %u2013 Tavolette grafiche %u2013 Monclick&lt;/title&gt;</p>
<p>o anche</p>
<p>&lt;title&gt;Tavoletta grafica Manhattan IDATAGT-4030 %u2013 Monclick&lt;/title&gt;</p>
<p>Le pagine hanno un codice sporco.</p>
<p><strong>Media World</strong> ha un title ancora più sintetico, limitandosi a scrivere il nome del prodotto e niente altro. Le pagine hanno un codice sporco.</p>
<p><strong>Yoox </strong>presenta i prodotti con title mal scritti, usando la seguente struttura: nome marca, macro-categoria (Uomo), categoria (Felpe), nome completo del prodotto (Felpa+nome marca), nome sito.</p>
<p>&lt;title&gt;55DSL Uomo &#8211; Felpe &#8211; Felpa 55DSL su YOOX&lt;/title&gt;</p>
<p>Una ripetizione, dunque, del nome del prodotto.</p>
<p>Un title migliore sarebbe stato:</p>
<p>Le pagine potrebbero avere un codice più pulito.</p>
<p>Eprice ha un title breve, ma preciso, scrive nome marca, modello prodotto, nome sito.</p>
<p>&lt;title&gt;CANON &#8211; EOS 1000D BODY &#8211; ePRICE&lt;/title&gt;</p>
<p>Abbastanza schematico, anche. Avrei evitato l&#8217;uso del maiuscolo e lo avrei reso più discorsivo:</p>
<p>&lt;title&gt;Canon EOS 1000D BODY &#8211; Eprice&lt;/title&gt;</p>
<p>Le pagine hanno un codice sporco.</p>
<h2>Conclusione</h2>
<p>Una pagina prodotto deve vendere. Non può essere considerata alla stessa stregua della sua compagna cartacea, perché sta sul web, è elettronica, è letta in maniera differente dai clienti e, cosa più importante, è letta anche dai motori di ricerca.</p>
<p>Necessita quindi di attenzioni maggiori, di accorgimenti, di manutenzione continua. Ma tutto questo lavoro si tradurrà in vendite.</p>
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		<title>Mondadori crede e investe nell&#8217;e-commerce</title>
		<link>http://www.aicel.info/notizie/mondadori-crede-e-investe-nelle-commerce-541.html</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 17:24:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[e-Commerce]]></category>
		<category><![CDATA[bol]]></category>
		<category><![CDATA[mondadori]]></category>

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		<description><![CDATA[
			
				
			
		
Mondadori ha firmato un contratto con DirectGroup Bertelsmann per l&#8217;acquisizione del 50% del capitale di Mondolibri, salendo cosi&#8217; al 100%.
Il valore dell&#8217;operazione e&#8217; di 6,75 milioni di euro.  Mondolibri vende libri per corrispondenza ed e&#8217; un operatore di ecommerce.
L&#8217;operazione, si legge in una nota, consentira&#8217; a Mondadori di acquisire il controllo esclusivo favorendo sinergie con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<div id="attachment_542" class="wp-caption alignleft" style="width: 149px"><img class="size-full wp-image-542" title="bol-logo" src="http://www.aicel.info/notizie/wp-content/uploads/2010/02/bol-logo.gif" alt="BOL.IT" width="139" height="122" /><p class="wp-caption-text">Bol.it</p></div>
<p>Mondadori ha firmato un contratto con DirectGroup Bertelsmann per l&#8217;acquisizione del 50% del capitale di Mondolibri, salendo cosi&#8217; al 100%.</p>
<p>Il valore dell&#8217;operazione e&#8217; di 6,75 milioni di euro.  Mondolibri vende libri per corrispondenza ed e&#8217; un operatore di ecommerce.</p>
<p>L&#8217;operazione, si legge in una nota, consentira&#8217; a Mondadori di acquisire il controllo esclusivo favorendo sinergie con la rete di librerie Mondadori e la gestione in autonomia di Bol.it, canale strategico per la vendita online</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2010/02/08/visualizza_new.html_1701499814.html" target="_blank">ANSA</a></p>
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		<title>Le accise colpiranno gli acquisti on-line di tabacchi e alcolici</title>
		<link>http://www.aicel.info/notizie/le-accise-colpiranno-gli-acquisti-on-line-di-tabacchi-e-alcolici-535.html</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 09:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[e-Commerce]]></category>
		<category><![CDATA[e-Law]]></category>
		<category><![CDATA[accise]]></category>
		<category><![CDATA[ACQUISTI ON-LINE]]></category>
		<category><![CDATA[IVA]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
		<category><![CDATA[vini]]></category>

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Dal 1° aprile chi acquista su internet stecche di sigarette, bottiglie di vodka o vini d&#8217;annata non potrà più contare sull&#8217;eventuale sconto applicato dal venditore approfittando delle maglie fin troppo larghe che sino a oggi hanno consentito, secondo il fisco, di aggirare o eludere le imposte sulla produzione e il consumo di questi prodotti.
Il governo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<div id="attachment_536" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-536" style="margin: 4px;" title="vino-accise" src="http://www.aicel.info/notizie/wp-content/uploads/2010/02/vino-accise-150x99.jpg" alt="" width="150" height="99" /><p class="wp-caption-text">Vino e accise</p></div>
<p>Dal 1° aprile chi acquista su internet stecche di sigarette, bottiglie di vodka o vini d&#8217;annata non potrà più contare sull&#8217;eventuale sconto applicato dal venditore approfittando delle maglie fin troppo larghe che sino a oggi hanno consentito, secondo il fisco, di aggirare o eludere le imposte sulla produzione e il consumo di questi prodotti.</p>
<p>Il governo esaminerà, in via preliminare, nella riunione convocata domani a Palazzo Chigi, uno schema di decreto che recepisce la direttiva 2009/11/Ce sul nuovo regime generale delle accise destinato a entrare in vigore nel mercato unico.<br />
Il testo messo a punto da Politiche europee ed Economia ha ottenuto ieri il via libera nella riunione preparatoria di pre-consiglio e introduce una serie di sostanziali novità alla disciplina dettata dal Testo Unico delle disposizioni legislative sulle imposte relative alla produzione e ai consumi (Dlgs 504/95).</p>
<p>Lo schema di decreto che si compone di 62 articoli introduce di fatto un giro di vite nel settore dell&#8217;e-commerce e della vendita a distanza dei prodotti assoggettati a regime d&#8217;accisa anche nel caso in cui siano già stati immessi in consumo.</p>
<p>Per evitare il dribbling delle accise imponibili sulla merce che entra nel territorio nazionale la bozza di decreto impone ora l&#8217;obbligo ai venditori di nominare un proprio rappresentante fiscale che dovrà essere preventivamente autorizzato dall&#8217;amministrazione finanziaria e sarà tenuto a garantire il pagamento dell&#8217;imposta entro il primo giorno lavorativo seguente a quello di arrivo del prodotto, con tanto di contabilità separata delle forniture.<br />
Chi vende dovrà inoltre depositare una cauzione secondo modalità stabilite dai Monopoli di stato per i tabacchi lavorati e dall&#8217;agenzia delle dogane per le altre categorie di merci interessate dalla direttiva comunitaria.</p>
<p>Un&#8217;ulteriore disposizione affianca ai limiti quantitativi massimi già imposti per vini, spumanti e superalcolici acquistati, ovvero trasportati per uso proprio e quindi per finalità diverse da quelle commerciali, un tetto anche ai tabacchi lavorati e cioè sigarette (800 pezzi), sigari (tra 200 e 400 pezzi a seconda delle dimensioni), e tabacco da fumo (un chilogrammo).<br />
Questi ultimi, se oggetto di transazioni perfezionate via internet, dovranno inoltre rispettare le norme nazionali in materia tariffaria, etichettatura e apposizione di bolli.</p>
<p>Il decreto incide anche in modo significativo sulla disciplina del cosiddetto &#8220;regime sospensivo&#8221; delle accise applicate a prodotti energetici, elettricità e alcool etilico.<br />
Per continuare a godere dei benefici fiscali che consentono ai produttori di pagare l&#8217;imposta di fabbricazione solo quando il prodotto passa alla fase di commercializzazione, le aziende dovranno infatti registrarsi in un apposito sistema informatizzato gestito dalle Dogane.</p>
<p>La registrazione, infine, consentirà di attribuire un &#8220;codice di accisa&#8221; alle singole forniture che saranno associate a un documento di accompagnamento elettronico e subordinate &#8211; salvo deroghe concesse dal fisco a «ditte affidabili e di notoria solvibilità» &#8211; al deposito di una cauzione pari al 10% dell&#8217;imposta mediamente pagata dal produttore al momento dello svincolo della merce.</p>
<p>Marco Mobili e Elena Simonetti<br />
IL SOLE 24 ORE</p>
]]></content:encoded>
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		<title>L’Europa frena la vendita online «Si torna ai negozi»</title>
		<link>http://www.aicel.info/notizie/l%e2%80%99europa-frena-la-vendita-online-%c2%absi-torna-ai-negozi%c2%bb-523.html</link>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 17:22:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Spedale</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[e-Commerce]]></category>

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BRUXELLES -Quarant’anni fa nasceva Internet, e ormai da oltre vent’anni  «clicchi e compri», come diceva un vecchio slogan: cioè acquisti i tuoi prodotti  sulla rete, da venditori senza volto.
Scarpe, giubbotti, giocattoli, libri, si  compra e si vende praticamente di tutto. E pure in saldo: un sito italiano di  scarpe, l’altro ieri, [...]]]></description>
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			</a>
		</div>
<p><strong>BRUXELLES</strong> -Quarant’anni fa nasceva Internet, e ormai da oltre vent’anni  «clicchi e compri», come diceva un vecchio slogan: cioè acquisti i tuoi prodotti  sulla rete, da venditori senza volto.<br />
Scarpe, giubbotti, giocattoli, libri, si  compra e si vende praticamente di tutto. E pure in saldo: un sito italiano di  scarpe, l’altro ieri, vantava saldi con sconti fino al 70%, «per 150 marche e  5000 modelli».<br />
Ma anche gli imbrogli, o i semplici intoppi, abbondano.  Specialmente negli acquisti oltre confine, governati da leggi di nazioni  diverse: in Europa il 61% delle ordinazioni «online» da un Paese all’altro,  secondo gli ultimi dati della Commissione Europea, non va in porto per una  qualsiasi ragione. E a volte, seguono liti senza fine.<br />
Per questo, ora, la  stessa Commissione vuole mettere ordine, vuole riarmonizzare le varie direttive  comunitarie sui diritti dei consumatori varate dagli anni ’80 in poi. È stata  avviata una consultazione con gli Stati-membri, gruppi di esperti sono al  lavoro. E si pensa anche a piantare dei paletti legislativi.</p>
<p>Per esempio, protesta Greg Greeley,  vicepresidente commerciale di Amazon, in un commento pubblicato ieri dal  Wall Street Journal, si pensa a emarginare dalla rete i venditori puramente  «virtuali», si vorrebbe obbligarli ad avere prima un negozio «vero», 4 mura con  bancone, cassa e commesso, se vogliono poi commerciare sul Web.<br />
Come? «Le regole  all’esame della Ue consentirebbero ai produttori di articoli quotidiani, come i  giocattoli o i prodotti da cucina, di esigere dai loro venditori al dettaglio  che abbiano un negozio tradizionale (letteralmente «di mattoni e malta», ndr) e  che in quel negozio vendano un certo quantitativo di quei prodotti, calcolato in  volume o in valore».<br />
Greg Greeley è il vicepresidente del settore al dettaglio  di uno dei più grandi fra i venditori puramente virtuali, e cioè Amazon Europe:  il colosso in grado di spedirti a casa quasi ogni libro mai stampato al mondo,  pur senza avere una libreria «fisica».<br />
Perciò può dire, dal suo punto di vista,  che quella di Bruxelles è una forma di «discriminazione », il tentativo di  «soffocare la competizione dei venditori online, gente che lavora duro per  assicurare efficienza a prezzi più bassi».<br />
E c’è anche chi avanza, per così  dire, obiezioni più ideologiche: secondo Jeremy Zimmermann, fondatore di  un’associazione per la difesa delle libertà digitali nella Ue, limitare le  vendite online attraverso nuove regole «è sbagliato, e comunque sarebbe come  cercare di vuotare il mare con un cucchiaio ».</p>
<div id="rectangle right"><!-- OAS AD '180x150'begin --> <script type="text/javascript">// <![CDATA[
OAS_AD('Bottom1');
// ]]&gt;</script> <!-- OAS AD '180x150' end --></div>
<p>Dal fronte opposto, gli esperti della  Commissione chiariscono però che oggi è il consumatore, non il produttore, a non essere  sufficientemente protetto sulla rete: se hai ordinato una fiammante cyber  sveglia prodotta in Finlandia e a casa ti arriva un cipollone ansimante «made in  China», a chi puoi chiedere giustizia?<br />
E se al posto di un acquario da salotto  ricevi un truogolo da stalla?<br />
Per dirla con Meglena Kuneva, la commissaria  uscente ai diritti del consumatore: «i consumatori europei meritano di meglio».  L’ipotesi del «negozio di mattoni e malta» più o meno obbligatorio per chi vuole  vendere anche su Internet, è effettivamente fra quelle che Bruxelles sta  studiando.<br />
Ma ce ne sono anche molte altre, e le consultazioni andranno  probabilmente avanti per un bel po’ di tempo. Anche perché tutta la materia, sul  piano legislativo e su quello tecnico-amministrativo, è tremendamente complessa.<br />
E tanto per cambiare, sono enormi gli interessi in gioco: oltre 150 milioni di  cittadini dei Paesi Ue, sempre secondo i dati di Bruxelles, hanno comprato una o  più volte qualche prodotto su Internet, in patria o al di là del confine, per un  giro d’affari complessivo che nel 2006 superava già i 106 miliardi di euro.<br />
Cifre non lontane da quelle del gigantesco mercato americano, e concentrate  soprattutto su 3 mercati: Gran Bretagna (dove il 57% dei navigatori su Internet  ha acquistato beni o servizi online durante l’ultimo anno) Francia (66%), e  Germania. Quanto all’Italia, sta a metà fila con la Grecia e il Portogallo: nel  2008, il 10% dei suoi consumatori adulti aveva fatto almeno un acquisto online,  e magari in saldo</p>
<p>Autore: Luigi Offeddu<br />
Fonte:  <a href="http://www.corriere.it/cronache/10_febbraio_03/si-torna-ai-negozi-l-europa-frena-la-vendita-online-luigi-offeddu_cd3c27c0-1095-11df-ab8f-00144f02aabe.shtml" target="_blank">Corriere.it</a></p>
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		<title>ANDREA SPEDALE A WIF ITALIA</title>
		<link>http://www.aicel.info/notizie/andrea-spedale-a-wif-italia-521.html</link>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 16:46:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati AICEL]]></category>
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		<category><![CDATA[andrea spedale]]></category>
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		<category><![CDATA[wif italia]]></category>

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L’e-commerce italiano al Webdesign International festival
Ci sarà anche l’intervento di Andrea Spedale, Presidente di Aicel – Associazione Italiana Commercio Elettronico – alla prima edizione di WIF Italia, il Webdesign International Festival e del DUE.1 – Digital User Experience Festival.
Venerdì 5 febbraio, dalle ore 9.30 alle 12.30 presso il NABA -  Nuova Accademia di Belle Arti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<p>L’e-commerce italiano al Webdesign International festival</p>
<p>Ci sarà anche l’intervento di <strong>Andrea Spedale, Presidente di Aicel – Associazione Italiana Commercio Elettronico</strong> – alla prima edizione di <strong>WIF Italia, il Webdesign International Festival e del DUE.1 – Digital User Experience Festival.</strong></p>
<p><strong>Venerdì 5 febbraio, dalle ore 9.30 alle 12.30 presso il NABA -  Nuova Accademia di Belle Arti Milano</strong> Aicel porterà dati e considerazioni intorno all’e-commerce italiano con l’intervento:</p>
<p><strong>“Perchè compriamo o non compriamo via web. Esperienze d&#8217;acquisto ed elementi che influenzano l&#8217;acquisto on-line”.</strong></p>
<p>Tema della conferenza, l’ Engagement B2X, in cui verrà analizzato come il rapporto del “cliente” sia fortemente mediato da strumenti digitali, nonché le variabili da prendere in considerazione come l’esperienza.</p>
<p>Andrea Spedale farà parte, inoltre, della giuria che decreterà i progetti vincitori del webjam contest, una sfida tra web designers 24 ore no-stop su di un tema comunicato all’ultimo minuto.</p>
<p>Per iscriversi all’evento:<br />
<a href="http://www.duepunto1.it/index.php?option=com_ckforms&amp;view=ckforms&amp;id=1&amp;Itemid=210">http://www.duepunto1.it/index.php?option=com_ckforms&amp;view=ckforms&amp;id=1&amp;Itemid=210</a></p>
<p>Qui il programma completo dell’iniziativa:<br />
<a href="http://www.duepunto1.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=122&amp;Itemid=198">http://www.duepunto1.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=122&amp;Itemid=198</a></p>
<p>Scarica il press kit di Aicel<br />
<a href="http://www.aicel.org/sala-stampa/">http://www.aicel.org/sala-stampa/</a></p>
<p>Per ulteriori informazioni contattare:</p>
<p>Lorna Geremia – Ufficio Stampa Aicel<br />
Tel. +39 049 9360466 &#8211; Fax +39 049 8591206<br />
<a href="mailto:lorna.geremia@aicel.it">lorna.geremia@aicel.it</a>- <a href="http://www.aicel.org/">www.aicel.org</a><br />
AICEL – Associazione Italiana del Commercio Elettronico &#8211; nasce con l’obiettivo di divenire il punto di riferimento per gli operatori del commercio elettronico e a tutt’oggi è il network che raccoglie il maggior numero di realtà del settore.<br />
AICEL e’ la risposta alle imprese operanti nell’e-commerce italiano che desiderano avere uno spazio dove incontrarsi, conoscersi, creare sinergie e collaborazioni.<br />
Riprendendo e attualizzando il meccanismo dell’agora’, AICEL è riuscita a far incontrare merchant pronti a attivarsi per far crescere il mercato.<br />
Focalizzandosi sulle problematiche comuni e sulle opportunità di un contesto in forte espansione i vari operatori hanno trovato punti di accordo e interessanti spunti per cooperazioni e progetti comuni.</p>
<p>WIF Italia – DUE.1 è un evento organizzato da NELSEGNODELL’8, aggregatore di competenze nell’ambito della comunicazione, insieme alla collaborazione di Inside, leader nella formazione dell’Information Technology, NABA – Nuova Accademia di Belle Arti Milano e Nòva24 – Il Sole 24 Ore.<br />
Patrocinano l’evento: Kilometro Rosso Parco Scientifico Tecnologico, TP, Webitalia Onlus, Creatives Are Bad!, Adico, Associazione Physeon, Donna è Web, AICEL, Loft Media Publishing.<br />
Media partner: Wired, Wired.it, RCS New Media (AtCasa e Leiweb), Applicando, Liquida, Tutto Digitale, Next Exit, Innov&#8217;azione, Itespresso, UX Magazine, Spot&amp;Web, MyMarketing.Net, markom.tv, Eticmedia.<br />
Social media partner: Viadeo, Infoservi.it, Italianwebdesign.it, NinjaMarketing, Julius Design, Imprese Start Up, TheBizLoft, TooLazyToDoIt.<br />
Partner tecnici: Virtual Meeting, SIFA, iStockphoto.</p>
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		<title>E-commerce, giungla di tasse online</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 15:32:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[e-Commerce]]></category>
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<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-531" title="giungla-di-tasse-on-line-large" src="http://www.aicel.info/notizie/wp-content/uploads/2010/02/giungla-di-tasse-on-line-large-150x96.jpg" alt="e-commerce e tasse" width="150" height="96" />Sfoglia più di 900 pagine di regolamento e allarga le braccia. «È una questione complessa» ammette il funzionario dell’Agenzia delle dogane «e a volte, fra dazi da applicare, imposte sul valore aggiunto da calcolare e norme Ue in contraddizione con quelle italiane, facciamo fatica pure noi».Figuriamoci un comune consumatore che ha deciso di comprare via internet qualcosa fuori dall’Unione Europea: non sa che si sta per inoltrare in una vera e propria giungla di balzelli che possono fare aumentare anche di parecchio il prezzo dell’oggetto acquistato.</p>
<p><strong>Ogni giorno i pacchi extra Ue che arrivano negli uffici delle Poste italiane</strong> (il principale a Lonate Pozzolo, dietro all’aeroporto di Malpensa) <strong>e in quelli dei corrieri internazionali sono circa 50 mila</strong>. E molte di più sono le buste contenenti merce. Dentro c’è di tutto: dalle magliette agli orologi, dalle carrozzine per neonati agli apparecchi elettronici. <strong>Acquisti fatti, di solito via web</strong>, soprattutto in Cina, negli Stati Uniti, in India. Ovvero ovunque il prezzo prometta uno sconto rispetto ai cartellini esposti sugli scaffali in patria. Peccato che a volte ci sia la sorpresa, e la promessa di un risparmio a portata di clic non venga mantenuta. A causa dei <strong>costi di importazione</strong>. Che possono essere anche due o tre volte il prezzo pagato per l’articolo. E così l’affare si trasforma in un «pacco». «Succede, e neppure tanto raramente, che una volta scoperto quanto si deve pagare per poter ritirare la merce ce la lascino qui» raccontano alle dogane.</p>
<p>Stabilire quanto si deve pagare al postino per ricevere la merce solo in teoria è semplice. In realtà è un sudoku per burocrati. <strong>L’abc dell’import per i privati</strong> stabilisce che <strong>fino a 22 euro di merce non si deve versare nulla</strong>, <strong>da 23 si devono aggiungere anche le spese di importazione </strong>ma<strong>fino ai 150 euro si paga </strong>comunque<strong> solo l’Iva</strong>, mentre <strong>oltre </strong>questa cifra<strong>si pagano sia i dazi sia l’imposta sul valore aggiunto</strong>. In realtà, la faccenda è più complessa, per tre ragioni.</p>
<p>La prima è che <strong>in Italia i dazi si pagano anche al di sotto, tra 23 e 150 euro, nonostante le norme europee</strong>. La seconda è che <strong>non è </strong>affatto<strong>facile stabilire</strong> con esattezza <strong>la tipologia di merce</strong> <strong>e quindi l’aliquota del dazio da applicare</strong>. La terza è che <strong>quest’ultimo dipende</strong> non <strong>dal paese</strong> in cui si è deciso di comprare, ma da quello <strong>da dove arriva il prodotto</strong>.</p>
<p>Perché, se si decide di comprare una bicicletta online negli Stati Uniti, ma poi questa mi viene spedita dalla Cina, dove viene prodotta, le cose si complicano. L’acquisto della bicicletta, o anche solo di un pedale, comporterà infatti un dazio del 48,5 per cento sul valore della merce, anche se l’acquisto è avvenuto in un paese dove i dazi su questa tipologia merceologica sono di gran lunga inferiori: appena il 14 per cento.</p>
<p>Non solo. Le televisioni pagano il 14 per cento di dazio, però se non c’è il sintonizzatore, che magari viene spedito in un secondo momento, diventa un monitor e non c’è nulla da pagare. Un altro esempio? Quasi tutte le componenti elettroniche di un computer sono esenti da dazio in base agli accordi 2008 della Wto perché sono necessari per collegarsi alla rete internet. Ma altre parti, come gli hard disk, il dazio invece lo pagano. Ancora? Per favorire l’energia fotovoltaica i pannelli solari hanno l’Iva al 10 per cento e non pagano nulla di dazio. Anche se provengono dalla Cina.</p>
<p>I più informati sanno che <strong>in rete esiste un trucco</strong> per distriscarsi nel mare magnum di dazi, disposizioni e norme antidumping. Si chiama <strong>Taric</strong> ed è <strong>un software disponibile sul sito dell’Agenzia delle dogane</strong>. Nulla di complicato, teoricamente parlando: è sufficiente inserire la tipologia della merce e il paese da cui proviene per avere tutte le notizie necessarie per effettuare un acquisto consapevole. Peccato, tuttavia, che ci si debba districare fra migliaia di sottocategorie merceologiche; e che le informazioni sulle limitazioni di importazioni non siano nero su bianco, ma facciano riferimento a norme e regolamenti italiani o europei che bisogna avere poi la pazienza di trovare, tradurre dal gergo amministrativo, capire e applicare.</p>
<p>Così, per evitare di appesantire la testa e svuotare il conto in banca,<strong>molti aggirano la questione facendo scrivere semplicemente «gift» sul pacchetto</strong>. Essendo un dono, non dovrebbe esserci stata compravendita: un accorgimento che dovrebbe permettere alla merce di superare la frontiera senza pagare né dazio né Iva. In teoria. «Li fermiamo tutti» spiegano alle dogane «e almeno sette su 10 sono irregolari». <strong>Di fatto, il trucco è un invito al controllo alla frontiera</strong>.</p>
<p>Quel che per gli uomini delle dogane è un rompicapo, per chi acquista cercando l’affare a ogni costo può diventare un incubo. Ognuno dei 50 mila pacchi che ogni giorno arrivano in Italia dai paesi extracomunitari fa coppia fissa con una bolla di accompagnamento. Ovvero un foglio sul quale il mittente ha indicato la merce contenuta nell’involto, il suo valore (ovvero il prezzo pagato dal destinatario) e i costi di trasporto. Gli impiegati delle Poste italiane (che incassano per ogni pacco 2,07 euro) calcolano dazi, Iva ed eventuali sovrattasse e spediscono al destinatario in uno o due giorni. Ma una quota dei pacchi viene fermata e controllata dagli uomini della dogana. «Se tutto è regolare, il pacco riparte e arriva a destinazione nei due giorni successivi. Se invece ci sono, come si dice in gergo, delle difformità, si ferma tutto». <strong>Almeno un pacco su tre contiene merce contraffatta o presenta incongruenze tra il valore dichiarato e quello reale</strong>.</p>
<p>In questi casi che succede? <strong>Borse «replicate», scarpe taroccate e orologi fasulli vengono sequestrati e distrutti</strong>. Se poi l’acquirente reclama la merce, rischia come minimo una segnalazione alla procura per incauto acquisto, come massimo una denuncia per ricettazione, se gli invii sono frequenti e ripetuti. Se invece il problema è, per usare un eufemismo, un «<strong>errore di calcolo» sul valore della merce</strong> dichiarato alla dogana, si fanno le valutazioni corrette e <strong>l’acquirente dovrà soltanto pagare di più.</strong> A meno che la dogana non riesca a dimostrare che c’è stata una<strong>doppia fatturazione</strong>, con una minima parte del prezzo pagato a fronte di una fattura da allegare al pacco e il resto sborsato in nero con la carta di credito. «<strong>In questo caso i reati commessi sono due: falso in atto pubblico e contrabbando</strong>. Li prendiamo tutti, basta controllare le transazioni».</p>
<p>E poi ci sono <strong>prodotti che si fermano alla dogana perché norme internazionali ne vietano il commercio</strong>, come il corallo, l’avorio o la flora protetta: l’eventuale ingenuità dell’acquirente non è una scusante. Mentre possono esserlo le malattie. Tuttavia i farmaci, come <strong>cibo e alcolici</strong>,<strong>subiscono particolari controlli sanitari</strong> e se arrivati dall’India vengono regolarmente sequestrati perché ritenuti contraffatti.</p>
<p>(di <strong>Franco Oppedisano </strong>su <a href="http://blog.panorama.it/economia/2010/02/03/e-commerce-giungla-di-tasse-online/" target="_blank">Panorama.it</a>)</p>
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